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Pubblicazione della XVI Edizione della Mostra Mercato di Castel San Giovanni
scatti nel tempo
13 settembre


Biottica,
che passione!

Ikoflex

di Pierluigi Bellei

Translation

L'edizione di "Scatti nel tempo" datata settembre 1997, riportava in questa rubrica un frontespizio, composto con alcuni nomi di fotocamere ad impostazione binoculare. Tra queste era citata la Ikoflex, un prodotto con firma prestigiosa ZEISS. Forte di ci, avrebbe dovuto costituire una valida alternativa al modello guida Rolleiflex, al punto da porsi in concorrenza, invece non fu cos. Gi nel 1935 vide la luce il primo esemplare , sei anni dopo l'anteprima assoluta immessa nel mercato dalla Franke e Heidecke. E' presumibile che questo lasso di tempo intercorso, sia servito ai responsabili della societ per rendersi conto, prima della validit del progetto brevettato dai tecnici connazionali, poi per mettere allo studio una adeguata risposta. Tutto ci conferma, se mai ce ne fosse bisogno, che l'invenzione delle due camere oscure sovrapposte con obiettivi incorporati, incontr i favori dei consumatori con un rapido e crescente successo, fin dalle prime apparizioni nei luoghi di vendita. L'esemplare esaminato in questa occasione, una Ikoflex siglata IC, prodotta tra il 1956 e il 1960, illustrata nel libro "Zeiss" uscito alla fine dello scorso anno a cura dell'editrice Reflex e firmato da due autorevoli esperti del settore: Pierpaolo Cancarini Ghisetti e Danilo Cecchi. A questo proposito va rilevato, aprendo una doverosa digressione, il merito di questa pubblicazione, tra l'altro attesa da molto tempo, che sgombra finalmente il campo da molteplici perplessit, nelle quali avvolto il resoconto sulle vicende Zeiss e sulle sue derivazioni. Parimenti squarcia il buio anche nella storia di altre fabbriche tedesche, il cui destino si intrecciato innegabilmente con quello. Chi ha letto gli articoli comparsi in questo spazio, avr sicuramente notato una accanita e qualche volta minuziosa descrizione, nell'evoluzione dei mirini a pozzetto proposti dalla Rollei per le sue fotocamere, ad eccezione fino ad ora, di quelli definiti "a crociera". In effetti trattandosi di meccanismi esterni situati in posizione alta, predominante, catturano immediatamente l'attenzione dell'osservatore, se poi sono anche funzionali rispetto al compito che devono assolvere, il giudizio positivo viene ad essere pi che giustificato. Vale la pena di insistere, ricordando che lo sviluppo verticale della struttura binoculare, unito ad un'alta realizzazione ottico - meccanica, ha favorito il successo di questi piccoli capolavori enormemente imitati. A questo punto diventa interessante scoprire come rispetto al tema risolto con pi varianti dalla Franke e Heidecke, si sia comportata la Zeiss, l'altra "Grande Sorella" tedesca. Esaminando la Ikoflex IC, inizialmente si rimane colpiti dal pulsante posteriore situato alla base del cappuccio, alla cui pressione corrisponde una apertura morbida e silenziosa dello stesso, ovviamente considerando gli anni trascorsi dalla sua produzione e l'uso al quale deve essere stato sottoposto. La necessit del movimento di apertura e chiusura di questi tipi di mirini, rispetto ad altri pi semplici e di impostazione diversa, come ad esempio i galileiani, fu originata anche dall'esigenza di contenere le dimensioni delle fotocamere a riposo. Una delle penalit in quei tempi nelle fasi di studio, era costituita dal parametro irrinunciabile di una certa grandezza del negativo, volta a compensare una qualit delle pellicole scarsa, almeno a confronto con quelle odierne. Da ci scaturirono in questo senso, anche altre soluzioni come quella adottata in alcune generazioni di macchine fotografiche con il soffietto rientrante. Essendo la biottica formata per filosofia costruttiva da due casse o camere oscure rigide, fu proprio il pozzetto ad essere ideato per scomparire in fase di trasporto o comunque di non uso della fotocamera. A prima vista, una volta aperto il mirino proposto dalla Zeiss per la Ikoflex, si potrebbe definire una copia di quello a telai rientranti, inaugurato con la Rolleiflex Automat. Immaginando i lati di una torre a forma quadrata, in fase di una sua ipotetica scomparsa quello anteriore si ripiega sovrapponendosi al posteriore, mentre quelli laterali composti in due parti scorrono su se stessi occupando porzioni di spazio a loro riservate nel vano sottostante. Per la parete destra di questa fotocamera, all'apice superiore anteriore ospita i meccanismi ad ingranaggi collegati al bottone per l'avanzamento e la numerazione dei fotogrammi. Pertanto pur riportando quasi fedelmente tre dei telai del mirino, occorreva escogitare una variante per quello laterale destro. Cos quest'ultimo non formato in due sezioni, bens da tre perfettamente sovrapponibili. In questo modo viene ad essere ridotto lo spazio necessario al ripiegamento e l'invasione del sito inferiore si limita ad una piccola area dello angolo posteriore, senza interferire minimamente con i citati ingranaggi. Ma le diversit non si fermano qui., il ribaltamento della parete anteriore del cappuccio per permettere la posizione di mira all'altezza degli occhi, avviene verso l'alto a diretto contatto con il supporto, dove inserita la lente intercambiabile di precisione per la messa a fuoco a 90. La pi grande differenza comunque costituita dal sistema di lettura dei valori, rilevati mediante il dispositivo al selenio. Anche questo, come nella Rollei, posto in alto alla base del mirino, con una collocazione che potremo definire classica, ma i risultati del lavoro svolto, vengono direttamente indicati dalla corsa di un piccolo ago, presente all'interno del vetro smerigliato. In poche parole in fase di composizione dell'immagine, si pu leggere anche la situazione della luminosit, facendo riferimento ai numeri corrispondenti alle coppie tempi diaframmi incisi sullo schermo. Negli apparecchi della Franke e Heidecke, come sappiamo, l'analoga informazione si ottiene staccando l'occhio dalla inquadratura e osservando lateralmente il dispositivo presente sulla calotta del bottone per la regolazione delle distanze. Com' noto, la caratteristica del Selenio quella di reagire in proporzione alla luce dalla quale investito. Maggiore la superficie ricoperta dai suoi sensori e conseguentemente diventa superiore la sua sensibilit. E qui nasce qualche perplessit. Gli esposimetri che equipaggiano le Rollei, sono composti da cellule a nido d'ape disposte leggermente ad arco, da sinistra a destra o viceversa, per quasi tutta la lunghezza del loro supporto. Invece quelle o quella della Ikoflex situata solo a sinistra dello stesso, che anzi risulta diviso in tre sezioni, con la centrale di forma arrotondata destinata a puro disegno esterno e quella destra con funzione di porta targa per il marchio del fabbricante, ripetuto tra l'altro anche sul frontale del pozzetto. Sul campo pratico per lo strumento svolge onestamente il lavoro affidatogli, nonostante l'apparente inferiorit dell'area misurata. Probabilmente pur essendo identica la costruzione di base, esiste una differenza in alcuni particolari sia interni che esterni. Ad un'anta a cerniera delegato il compito di ricoprirlo nei periodi di non uso delle fotocamere. I progettisti della Franke e Heidecke non studiarono mai un simile accorgimento o forse rimase allo stadio iniziale, anche perch raccomandando nelle istruzioni di usare gli apparecchi sempre protetti all'interno delle borse in dotazione, con la chiusura di queste veniva ad essere oscurato automaticamente il circuito in oggetto. La Zeiss pertanto inserendo i dati forniti dagli esposimetri direttamente nei mirini, ha onorato pi di quarant'anni fa, un canone fondamentale per la tecnologia contemporanea, anche se questa arricchendo spropositatamente le informazioni offerte al fotografo, stata costretta, ironia della sorte, a trasferirne molte in apposite finestre elettroniche esterne!
Solo a titolo di precisazione va rimarcato che i concetti esposti, sono validi per la storia dell'affinamento degli apparecchi, in quanto all'atto pratico mancando nei mirini le segnalazioni dei tempi e dei diaframmi impostati e da impostare occorre sempre spostare l'occhio dalla mira e andarle a cercare l dove sono ubicate. Lo schermo di messa a fuoco si compone di due piani paralleli: il soprastante dotato di lente di Fresnel, mentre quello sottostante smerigliato, riporta le linee per facilitare l'inquadratura e le cifre corrispondenti alle copie tempi diaframmi. Nell'intercapedine tra questi due vetri, opera con libert d'oscillazione l'ago comandato dallo strumento di misura. Al di sotto delle lastrine e quindi all'inizio della camera oscura superiore, non ci sono apparati dedicati alla correzione della parallasse. Ci fa quindi pensare, che la Zeiss non abbia ritenuto importante e degna di considerazione la soluzione di questo problema. D'altra parte il perfetto allineamento delle ottiche elimina o relega questa necessit alle sole pose a distanza ravvicinata. L'obiettivo di visione un Teronar di luminosit F3,5 e lunghezza focale 75mm. Complessivamente la sua prestazione buona. L'immagine che appare nel pozzetto, risultato anche del lavoro svolto dallo specchio a 45 e dallo schermo, abbastanza chiara. Per l'uso di accessori corredato di montatura a vite con diametro inferiore rispetto a quella dell'obiettivo di ripresa. E' evidente quindi che, per poter effettuare prove da un'ottica all'altra, occorre organizzarsi preventivamente. Il classico Tessar F 3.5 da 75mm ubicato nella camera oscura inferiore. La prima idea che viene in mente ovviamente il paragone con l'analoga dotazione fornita dalla Zeiss alla Rollei per le sue macchine. Esaminando alcune fotografie, non si riesce onestamente a cogliere un qualche carattere distintivo. D'altronde la fabbrica era la stessa e non c' motivo per ritenere che ci fossero variazioni nelle lavorazioni in funzione delle diverse distinzioni finali, a parte quelle imposte dalla normali evoluzioni tecniche. Nel libro citato in apertura, un'opinione espressa dagli autori, che il fatto di non aver mai equipaggiato le Ikoflex per esempio con i famosi Planar, prova la scarsa volont della Societ di cimentarsi in questo settore. Bisogna mettere in conto per, che il successo della Rolleiflex non deve aver incoraggiato investimenti cospicui per tentare una forte concorrenza, soprattutto in una Organizzazione impegnata a differenza dell'altra, in campi svariati, dagli articoli per fotografia a quelli per ottica di precisione microscopi ecc.... Il lato sinistro dell'anello cromato che cinge la focale di ripresa, attraversato da una fenditura, nella quale scorre il pomello investito dalla funzione di regolare i diaframmi. I valori sono visibili mediante un'apposita finestra ubicata dalla parte apposta. Su quest'ultima insistono sia il cursore per la carica dell'otturatore che il selettore della sincronizzazione flash o lampade lampo. L'uso del lampeggiatore permesso anche in abbinamento al meccanismo dell'autoscatto. Sotto l'ottica una interruzione nella montatura, permette di accedere alla ghiera dentata per la scelta dei tempi. La relativa finestra di controllo situata pi in alto a contrasto con l'altra per i diaframmi. La parete laterale sinistra della fotocamera, oltre all'attacco per la cinghia di trasporto e ai due bottoni per lo sblocco dei rulli porta pellicola dominata quasi al centro della manopola per la messa a fuoco. Questa corredata dai riferimenti in metri e diaframmi, in modo da consentire il calcolo della profondit di campo disponibile. All'interno della ruota si trovano inoltre le regolazioni per la sensibilit delle pellicole e gli altri indici relativi all'esposizione. La parete destra, come tutte le biottiche, ospita il meccanismo per lo scorrimento e la numerazione dei fotogrammi. Qui stato adottato un bottone dentato fornito di promemoria per le caratteristiche dell'emulsione utilizzata. A pochi millimetri di distanza si trova l'apertura per il controllo delle pose effettuate. Sotto a questa in un vano riservato c' un dico zigrinato non riscontrabile nelle Rollei. Dopo aver caricato la fotocamera infatti, controllando i riferimenti tramite l'obl ubicato in fondo all'apparecchio, occorre spingerlo verso l'interno e ruotarlo in senso antiorario, fino a quando nell'apposito riquadro compare la cifra 1, che segnala l'inizio della numerazione. E' importante eseguire l'operazione descritta, altrimenti si rischia di trascinare tutto il film dal rocchetto pieno a quello ricevente, in quanto all'interno della macchina non vi sono dispositivi che riconoscono la presenza della emulsione o la chiusura del dorso. In basso, troviamo da una parte la presa sincro e dall'Altra il pulsante di scatto munito di posizione di sicurezza contro le pose accidentali. Il dorso fisso ovviamente a forma di Elle, incernierato alla fotocamera dal lato corto invece che da quello lungo. Nell'uso pratico non d luogo a particolari inconvenienti, si tratta semplicemente di abituarsi al sistema. La base munita di presa filettata per cavalletti o altro, decentrata per lasciare spazio alla citata finestrella circolare d'ispezione completa di saracinesca a chiusura ermetica. Sull'altra parete ubicato in alto il bottone per l'apertura del dorso, mentre all'interno fissata la piastrina pressapellicola. Non ha regolazioni, in quanto non era prevista la possibilit d'uso del Rolleikin o di altri artifici per cambiare tipo di emulsione. La Zeiss dedic a questo scopo la Contaflex biottica, che usava il 35mm. ed aveva la facolt di sostituire gli obiettivi. La Ikoflex una volta aperta strutturata all'interno pi o meno come le altre macchine. Il rocchetto che ospita la pellicola vergine si trova in basso insieme ai relativi perni di scorrimento, ed compresso da due linguette metalliche poste centralmente e lateralmente. Due guide scorrevoli delimitano il telaio della camera oscura, con il compito di facilitare l'avanzamento del rullo. La prima nella curva a 30 che quest'ultimo percorre, l'altra lo accompagna verso l'arrotolamento sul rocchetto ricevente, operazione alla quale deputata anche una striscia metallica o forma della lettera V con funzione di pressare. Dietro l'ottica sono situate alcune linee di telaietti antiriflesso incaricate di filtrare le luci parassite. L'impressione sulla Ikoflex complessivamente positiva, non soffre di quotazioni elevate di mercato ed ben realizzata. E' vero per che: non ha mai avuto in dotazione la classica manovella per il trasporto dei film, costringe a caricare separatamente l'otturatore. Come abbiamo visto inoltre, non mai stata equipaggiata con ottiche di fama mondiale, inventate e commercializzate dalla stessa casa, infatti altri particolari potevano essere curati in maniera migliore. Tuttavia bisogna sempre ricordarsi che si sta parlando in ultima analisi della Fondazione Zeiss. Se si volge il pensiero alla raffinatissima Contaflex biottica, tanto per rimanere in tema, gi nel 1935ad obiettivi intercambiabili, nata per lo standard 35mm.,oppure all'enorme vastit e qualit dei prodotti e degli accessori offerti, sia con il proprio marchio che con altri consociati, oltre che per realizzazioni esterne, si ricava la sensazione del grandioso impegno, nonostante le traversie, profuso da questa Societ nell'arco di due secoli. Ci la colloca inequivocabilmente in prima posizione nella storia della fotografia.






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