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Pubblicazione della XVI Edizione della Mostra Mercato di Castel San Giovanni
scatti nel tempo
19 aprile 1998

Invito
Invito al collezionista Rollei di uscire
allo scoperto

di Angelo Derqui

Translation


A forza di parlare e scrivere di Rollei, in particolare dal 1991 ad oggi, siamo riusciti a togliere la polvere che ricopriva le preziose biottiche di Braunschweig prodotte sino alla metł degli anni '70 e ormai quasi dimenticate dentro alle loro "borse pronto" di robusto "marocchino" rosso. Ad aiutarci hanno contribuito due eventi di notevole portata:
  • La Rollei Fototechnic ha rilanciato la biottica creando il modello 2,8 GX.
  • La Stampa Specializzata (quasi tutte le piŁ importanti "testate") hanno puntato l'attenzione su questa mitica fotocamera diffondendo nel Paese il virus Rollei.
    Il piŁ recente articolo Ć apparso sulla rivista professionale "Fotographia" diretta dall'impareggiabile Maurizio Rebuzzini decano, seppur giovane, del giornalismo fotografico di tango. La prima conseguenza delle citate favorevoli concomitanze hanno determinato un notevole "movimento" nel mercato dell'usato Rolleiflex prima assopito. Hanno ricominciato a "girare " le biottiche, l'interesse si Ć risvegliato e, purtroppo, Ć iniziata anche la lievitazione dei prezzi con picchi notevoli su alcuni modelli: oggi per una 2,8 F si toccano i due milioni, i quattromilioni per una Tele, i cinque milioni per una Wide; naturalmente i prezzi sono riferiti ad esemplari in condizioni buonissime e completi di borsa, copriottiche e paraluce.
    Questi prezzi, che quasi scandalizzano molti amatori e collezionisti, se rapportati a quelli dei modelli Leica e Zeiss dello stesso periodo risultano perś di giusta dimensione in considerazione che le Rollei anche se non avessero nulla in piŁ delle fotocamere citate non hanno certamente nulla in meno sotto tutti i profili: operativitł, qualitł dei componenti, affidabilitł, robustezza, importanza storica e tradizione. In piŁ le Rollei hanno il fascino e il formato, elementi che ne hanno fatto la fotocamera piŁ imitata.
    Il fenomeno che io mi aspettavo da questo ritorno alla Rollei era la nascita e lo sviluppo di una forma di interesse e di collezionismo spalmati sull'intera vita della biottica di Braunschweig , ossia dal 1929 ad oggi.
    Le cose non stanno cosô perchÄ l'interesse privilegia quasi esclusivamente una mezza dozzina di modelli tutti dell'ultimo periodo 1957/1975: F3,5, F2,8 Tele, Grandangolo, T e forse 4x4, facendo inoltre intravedere anche un interesse feticistico che gradisce le fotocamere "come nuove", con l'imballo originale, meglio se con la "garanzia" stilata su cartoncino giallognolo.
    Gli "amatori " pare richiedano solamente modelli recenti forse ignorando che la Franke & Heidecke ha, negli anni '30, prodotto quelli fondamentali e piŁ rappresentativi.
    Come Ć possibile rimanere insensibili di fronte alla prima produzione Rollei, alle affascinanti immagini della Rolleiflex 1929, della Rolleiflex 4x4 del 1931, della Rolleicord "deco" del 1933? Come Ć possibile non voler entrare nel mondo magico della tecnologia avanzata contenuta nella Rolleiflex Automat del 1937 che surclassava tutte le altre fotocamere meritandosi, a Parigi, oltre al Grand Prix anche la soddisfazione di essere prescelta e adottata dai professionisti?
    Nel decennio degli anni '30 a Braunschweig l'esplosione tecnologica ha caratterizzato la biottica che si Ć evoluta ed ha raggiunto livelli di qualitł ancora oggi insuperati: queste fotocamere sono il "ceppo" che ha generato le Rollei biottica moderne.
    La grande "idea" delle ultime Rollei biottica Ć la stessa nata negli anni '30: mirino a pozzetto su vetro smerigliato che garantisce inquadratura e messa a fuoco, i due elementi che hanno decretato il successo della biottica in un momento in cui i minuscoli mirini galileiani e quelli a riflessione non davano la certezza del campo inquadrato (teste e piedi tagliati, monti screstati, mari e orizzonti paurosamente inclinati). Questi risultati erano ottenuti per l'obiettiva difficoltł di "centrare" il soggetto.
    Lo scorrimento del frontale portaottiche delle Rollei consentiva poi una messa a fuoco di massima precisione, grazie anche alla lente di ingrandimento, parte fondamentale del pozzetto. Ancora nei primi anni'30 la messa a fuoco era empirica, veniva, dall'operatore, valutata la distanza, quindi stimata. E' chiaro che se un soggetto a 6 metri veniva stimato a 5 ne derivava un cattivo risultato di nitidezza reso piŁ critico da due fattori che essendo oggi superati consentirebbero di "sbagliare" una messa a fuoco senza gravi conseguenze.
    IíFATTORE Le focali delle ottiche di quel periodo erano di notevole lunghezza (da 105 a 210 mm.) e dato che la profonditł di campo nitido Ć inversamente proporzionale alla lunghezza focale dell'ottica di ripresa, si avvertiva pesantemente una messa a fuoco approssimativa.
    IIíFATTORE La bassa sensibilitł delle pellicole dell'epoca (circa 12 degli attuali ISO, pari a 12 DIN) era il secondo "gap" che costringeva all'impostazione di diaframmi molto aperti con conseguente ulteriore riduzione della profonditł di campo.

  • Oggi con focali di 20mm. (e anche minori) e pellicole ultrasensibili che consentono l'utilizzo di diaframmi molto chiusi ci potremmo permettere anche l'errore, peraltro impossibile dati gli infallibili sistemi di messa a fuoco (reflex, telemetro, Af).
    Il fotografo degli anni '20 e primi '30, costretto quindi ad operare in una situazione di criticitł che rendeva precaria messa a fuoco e inquadratura vide nella Rollei biottica la fotocamera che garantiva riprese sicure: esatta inquadratura e perfetta messa a fuoco sono due elementi che da soli "fanno " gił la foto. E' chiaro poi che se a queste caratteristiche fondamentali si univa anche un'ottica di gran qualitł (Zeiss), il "top" dell'otturatore (Deckel), l'affidabilitł totale del sistema, la robustezza della costruzione, la velocitł operativa e il grande fascino della "torre nera", non poteva che derivarne uno scontato, enorme successo a tutti i livelli ed in particolare fra i professionisti che, grazie alla " manovella" ed al dispositivo di "tasto" potevano operare con sicurezza e velocitł controllando, inoltre, l'immagine nel grande pozzetto: la "costruzione " della foto inizia proprio dalla prima occhiata critica che si dł al pozzetto ove l'immagine Ć identica a quella che risulterł sul negativo. Non si deve poi dimenticare che, grazie alle dimensioni del vetro smerigliato, Ć consentita l'osservazione da notevole distanza per cui Ć possibile variare la posizione di ripresa da quella a terra a quella laterale in ogni direzione, da quella ombelicale a quella ad altezza d'occhio, oltre a quella dall'alto (sopra la testa) capovolgendo l'apparecchio.
    Tornando al collezionismo e verificato lo scarso interesse per i primi modelli, il "popolo" Rollei biottica sembra conoscere solamente il modello F nei due equipaggiamenti 3,5 e 2,8 Planar, quasi ignorando che ve ne sono altri due, di identico pregio, con ottiche Xenotar. Sicuramente i modelli F sono tecnologicamente i piŁ avanzati ma sono anche i piŁ comuni in quanto prodotti per circa un ventennio.
    Mi sembra impossibile che le biottiche fine anni '20 e anni '30 siano quasi snobbate e quindi cedute dai negozianti a prezzi stracciati. E' questo il momento favorevole all'acquisto che prevedo non durerł molto: da troppe parti si notano i sintomi di un interesse notevole per le " vecchie " biottica Rollei se non altro perchÄ essendo ormai un problema (di prezzo!) avvicinarsi ai modelli piŁ recenti, sicuramente l'amatore si indirizzerł verso le "veterane" che esibiscono il leggendario Tessar (occhio d'aquila) unitamente ad un Compur o Compur Rapid forse piŁ affidabili del piŁ recente Synchro Compur.
    E' da tener presente che la Rolleiflex Automat 1937/39 era la" favorita" dell'ing. Heidecke che la preferiva ai modelli F.
    Su iniziativa di due eclettici personaggi, Dante Tassi e Pierluigi Bellei, sarł fondato un Club Rollei Italia che raccoglierł gli appassionati e gli amatori del prestigioso marchio. L'idea Ć di incontrarci, di contarci e di rincontrarci con frequenza sotto l'egida di Castello Immagini a Castel San Giovanni, cittł di grande cultura e tradizione fotografica e perfettamente baricentrica all'Europa!
    Ci potremo guardare in faccia, ci racconteremo le nostre esperienze, confronteremo le nostre fotocamere con l'augurio di poterlo fare molte volte in un anno nell'ospitale Castel San Giovanni. Per gli amici piŁ lontani si cercherł di attivare forme di trattamento particolare per "contenere" i costi della trasferta.
    Non credo che la fondazione di un Club Rollei possa far nascere un movimento amatoriale e collezionistico di massa ma mi auguro che gli amici Dante e Pierluigi sappiano "stanare" il maggiore numero possibile di "rolleisti" che sembrano invece mimetizzarsi; probabilmente l'amatore Rollei Ć discreto e riservato, non ama l'esibizione, preferisce un anonimato con poche concessioni ed amici intimi.
    Vogliamo tentare di spezzare questa "omertł", vogliamo che il "rolleista" esca allo scoperto: sono certo che saremo un gran bel numero con interessi sull'intera produzione nata a Braunschweig, dalle biottiche alle 35, dalle SL66 alle SL 35, dalle miniformato alle SLX, dalle 2000 alle 3000, dalle 6000 alla 35 QZ, dai proiettori a tutti gli accessori, da Braunschweig a Singapore.