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Pubblicazione della XVI Edizione della Mostra Mercato di Castel San Giovanni
scatti nel tempo
19 aprile 1998

La Kinoflex
Tre esemplari trovati in Liguria fanno pensare che...

di Mario Malavolti

Translation


La Kinoflex senza ombra di dubbio una delle fotocamere pi interessanti tra quelle prodotte negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.
Poco si sa di questa realizzazione, come del nome del suo costruttore, certamente un artigiano dotato di inventiva, oltre che di capacit tecniche non comuni ed anche la sua nazionalit italiana ancora da accertare, anche se molto probabile per le ragioni qui di seguito riportate.
Innanzitutto, a parte il marchio Kinoflex, l'unica parola scritta sulla fotocamera, "metri", sulla scala delle distarne, un sostantivo italiano.
Il fatto che i tre esemplari finora accertati siano stati reperiti in Liguria, fa pensare ad una realizzazione sviluppatasi da quelle parti.
Pure l'anno preciso nel quale la Kinoflex stata realizzata non noto, anche se alcuni dettagli costruttivi, certe soluzioni che si preciseranno, fanno pensare, con buona probabilit di conferma, agli anni dell'immediato dopoguerra.
I soli componenti della Kinoflex, di accertata origine, sono l'otturatore Compur Rapid e l'obiettivo Retina Xenon di luminosit 1:2,8 e focale 5 cm, una esecuzione personalizzata del famoso obiettivo, fornita alla Kodak di Stoccarda dalla Schneider.
Il gruppo otturatore-obiettivo di tale tipo fu installato sulla Retina II (Type 150) prodotto dalla Kodak di Stoccarda dal 1939 al 1940 e della quale fu cos presto sospesa la produzione per cause belliche; nel dopoguerra la produzione delle Retina fu ripresa col modello III (Type 011) che montava lo Xenon 1:2.
Tutto ci non fornisce molti chiarimenti sulla data di nascita della Kinoflex, salvo che non pu essere anteriore alla data suindicata; trattandosi certamente di costruzione artigianale, la prima idea che sovviene che si siano utilizzati o componenti tratti da Retina II guaste; in alternativa ed, a parere dello scrivente pi probabilmente, che si siano acquistati tali componenti come residuati della produzione precedente, presso un grossista che trattava materiale Kodak, dopo che la produzione fu dismessa.
Nel primo caso il numero di esemplari costruiti dovrebbe essere stato veramente ridotto, per questo contrasta con la natura stessa della realizzazione che, pur mostrando delle limitazioni funzionali, nel suo complesso sembra il frutto di uno studio progettuale abbastanza definito e quindi impegnativo: inoltre, per produrre alcuni componenti, furono necessarie attrezzature di tranciatura e stampaggio, di costruzione onerosa.
In definitiva se la produzione avesse riguardato cos pochi esemplari, sembrerebbe aver impegnato il costruttore per un tempo maggiore nella fase di progettazione, che in quello di costruzione vera e propria degli esemplari usciti; anche tale situazione non impossibile pensando agli anni di riferimento, nei quali il lavoro costava poco ed il tempo disponibile, specialmente negli ultimi mesi di guerra, tra disoccupati, renitenti, ecc., era tantissimo.
Se la fonte di acquisizione dei gruppi ottici fosse stato un grossista, come sembrerebbe pi logico, il numero di esemplari prodotti potrebbe essere pi consistente e la data di partenza della produzione dovrebbe essere il dopoguerra, quando la Kodak, decisa la produzione di un altro modello potrebbe aver svenduti i gruppi ottici non pi utilizzabili sulle linee di montaggio.
L'enigma non si scioglier comunque, che quando si accerter da chi, dove e quando la Kinoflex fu prodotta per ora ci si deve accontentare di sole supposizioni e di esaminare gli esemplari noti. Il notevole interesse per questa fotocamera nasce dal fatto che, se di costruzione italiana, sarebbe l'unica fotocamera miniatura reflex monobiettivo dotata di otturatore centrale per uso amatoriale, realizzata nel nostro paese, come la notissima Rectaflex, rimane l'unica con otturatore a tendina.
Inoltre, se l'epoca di produzione quella supposta, sarebbe in assoluto una delle primissime reflex ad otturatore centrale realizzata, sempre per il formato miniatura.
Passando ad esaminare nei particolari la fotocamera si precisano innanzitutto le dimensioni esterne del corpo nei valori, abbastanza contenuti di:
  • 135 mm la lunghezza (140 mm coi perni di comando apertura dorso;
  • 60 mm l'altezza (79 mm comprendendo il mirino);
  • 47 mm la profondit (70 mm comprendendo l'obiettivo in posizione rientrata).

  • Il formato del fotogramma , stranamente un 23x36 mm misurato col calibro, mai trovato su altre costruzioni similari.
    Come le prime reflex di altre marche pure la Kinoflex presenta, oltre al visore reflex, anche un mirino galileiano, utile per riprese con fotocamera verticale, per evitare la visione ribaltata dell'oggetto.
    La visione reflex appare nel pozzetto su una lente convessa posta sopra un vetrino a superficie inferiore smerigliata, con inversione dei lati.
    La rotazione dello specchio avviene verso il basso, per non avere interferenza col canotto di focheggiatura dell'obiettivo; il comando attuato premendo il pulsante di scatto ed il ritorno dello specchio in posizione di inquadratura oggetto, si realizza col riarmo dell'otturatore.
    Sulla calotta superiore della fotocamera, l'unico bottone presente quello di avanzamento della pellicola: si prevedeva quindi di inserire due caricatori senza ribobinamento (soluzione prevista nel prototipo Rectaflex 947 ma non realizzata nella produzione successiva e invece realizzata sulle altre fotocamere romane Gamma e Klein).
    All'interno del dorso, fissato al corpo mediante cerniera, oltre ad un pressapellicola piano, sono applicati due inviti per la pellicola, costruiti in modo abbastanza rudimentale; il dorso incernierato avrebbe dovuto rappresentare invece una novit, per l'et supposta della fotocamera.
    Sulla calotta superiore della fotocamera, oltre al bottone di avanzamento, si trovano il pomolo di estrazione del tagliapellicola, altra caratteristica che si ritrova sulle prime Rectaflex e Gamma ed il disco contafotogrammi, ad avanzamento automatico ed azzeramento manuale: sul disco contafotogrammi l'indice comprende 45 pose e l'avanzamento avviene al momento dello scatto.
    Il comando dello scatto, posto in posizione superiore destra, provoca in successione rapida l'abbassamento dello specchio e del tettuccio del visore reflex (quest'ultimo movimento per evitare l'entrata di luce nella camera oscura della fotocamera) e per ultimo lo scatto dell'otturatore.
    La focheggiatura del complesso otturatore-obiettivo comandata da una leva anteriore abbastanza ampia con lettura delle distanze su una scala riportata sulla faccia cilindrica dell'otturatore.
  • La scala con la dicitura "metri" indica i valori da 1,2 -1,5- 1,7- 2- 2,5 -3-4- e infinito.
  • L'otturatore Compur Rapid d i tempi: B ed 1-1/2-1/5-1/10-1/25-1/50 -1/100-1/250-1/500 di sec.
  • La scala delle luminosit riporta i valori: 2,8-3,5-4,5-5,6-8-11-16.
  • Il rivestimento del corpo, abbastanza povero, realizzato in tela stampata similpelle nera; ben eseguite le cromature, a superficie satinata, che si presentano intatte negli esemplari visionati: esteticamente lascia a desiderare la molla di contrasto del tettuccio di copertura del visore, posta esternamente.
    I comandi per effettuare una ripresa sono abbastanza macchinosi, ed avvengono nella seguente successione:
  • si solleva a mano la calotta di protezione de visore;
  • tenendo premuta una levetta, posta in alto sull'otturatore, aggiunta con modifica dell'otturatore da parte del costruttore della Kinoflex,si agisce sul solito comando di carica manuale dell'otturatore e con ci rimane bloccato lo specchio in posizione aperta;
  • premendo il bottone di scatto si chiude, come gi descritto, contemporaneamente il tettuccio del visore, si abbassa lo specchio, scatta l'otturatore.
    Da ultimo, sempre per suffragare l'ipotesi di una produzione non limitatissima, un esemplare visionato era dotato di una borsa in cuoio ben realizzata, rifinita all'interno con velluto rosso e con inciso anteriormente il marchio Kinoflex il ch presuppone anche per questo accessorio l'approntamento di una attrezzatura assurda per produrre pochi esemplari.