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Pubblicazione della XVII Edizione della Mostra Mercato di Castel San Giovanni
scatti nel tempo
13 settembre 1998

Alpa ed Exakta
due sistemi simili

di Massimo Bertacchi

Translation


Mi venuta un'idea bizzarra: e se dopo la prima fase produttiva dell'Alpa, segnata dalla progettazione di Bolsky e dalla produzione di fotocamere simil-Leica con doppio sistema di messa a fuoco, la riformulazione della fotocamera svizzera nelle sue linee progettuali si sia ispirata al design ed alla filosofia Exakta? Prendiamo per esempio in esame l'Exakta Varex VX e L'Alpa 6B, prodotte entrambe a partire dalla fine degli anni '50 e proviamo ad osservare i punti a favore di quest'ipotesi. Entrambe le case producevano esclusivamente corpi macchina, affidando il parco ottiche alle pi importanti firme dell'epoca:
dall'Angenieux alla Zeiss Jena, dalla Schneider alla Meyer, dalla Isco alla Voigtlaender, e cos via numerose altre firme, comprese le pi importanti ditte di ottiche universali giapponesi e, tardivamente, americane. Entrambe le case non produssero mai in proprio ottiche destinate ai loro superbi corpi, di fatto questo ha sempre negato la dizione di "sistemi fotografici" alle due ditte in esame, nonostante la produzione di uno sterminato parco di accessori dedicati. Entrambe erano sprovviste di un sistema automatico di chiusura del diaframma interno al corpo della fotocamera, affidando tale compito ad una prolunga che s'interponeva nella corsa dello scatto e produceva la chiusura del diaframma fino allo stop programmato, comportando come prima conseguenza la disposizione del pulsante frontalmente al corpo, e non sul top, dove era invece reperibile su quasi tutte le altre fotocamere gi allora in produzione.
L'Exakta pose il pulsante di scatto a sinistra dell'ottica, l'Alpa a destra, senza che questo in realt comportasse sostanziali differenze, se non un uso pi favorevole, ai mancini, dell'Exakta. Ulteriore conseguenza di questa scelta si palesava montando un'ottica economica non dotata del sistema 'automatico' di chiusura del diaframma, obbligando il fotografo ad una procedura lenta ed indaginosa al momento dello scatto, cosa che rendeva la fotocamera inadatta a riprese rapide. Altra curiosa somiglianza: la leva di carica in entrambe era decisamente 'controcorrente' . L'Alpa la poneva nella sua posizione pi naturale, a destra sul top, ma con una corsa inversa alla usuale: a tirare in direzione dell'occhio. La ditta sosteneva di permettere in questo modo al fotografo di ricaricare la macchina senza dover staccare l'occhio dal mirino. Curioso, e perci degno di menzione, il motore per Alpa che in pratica era conformato come una cornice esterna alla fotocamera, ed agiva sull'avanzamento pellicola come un dito artificiale, azionando direttamente la leva di carica. L'Exakta invece, pur conservando la direzione 'normale' di carica 'ad allontanarsi' dall'occhio, poneva la leva a sinistra del top, favorendo ancora una volta i mancini, non considerando che questi rappresentano una minoranza all'interno della popolazione. Probabilmente, invece, la scelta di spostare leva di carica e pulsante di scatto a sinistra del corpo macchina era determinata da necessit progettuali, anche se cos la funzione prevaleva sull'ergonomia. Entrambe le fotocamere erano dotate di un dorso completamente amovibile piuttosto scomodo, che l'Alpa mantenne ostinatamente anche in seguito, rifiutando il pi comodo dorso incernierato che invece fu successivamente adottato da Exakta..

Osserviamo ora i punti pi sicuramente distintivi tra le due fotocamere: il primo a saltare all'occhio la permanenza di un mirino galileiano nell'Alpa, residuo dell'idea originale di Bolsky applicata all'Alpa Reflex, il quale, in piena bagarre su quale dei due sistemi di messa a fuoco, telemetro o reflex, fosse migliore, decise salomonicamente di mantenerli entrambi. In realt le Exakta erano dotate di mirino intercambiabile, reflex, a pozzetto o loupe, mentre la seconda generazione dell'Alpa era dotata di un mirino fisso inclinato di 45 che non utilizzava prismi per la visione reflex, ma una coppia di specchi inclinati che davano una visione raddrizzata dall'alto al basso ma invertita da destra a sinistra. Il mirino galileiano aveva proprio questa funzione, permettere di seguire un'azione che si svolgeva parallelamente al piano focale della pellicola, cosa che avrebbe mostrato nel mirino reflex, un movimento visivo contrario alla direzione dell'azione stessa. Questo secondo mirino si sarebbe poi perduto dalla terza generazione Alpa in poi, in seguito all'adozione di un pentaprisma incorporato non rimovibile. Bisogna per riportare che la gamma di reflex Alpa comprendeva i modelli 4 e 4b, entrambi con mirino loupe non intercambiabile, mentre fu abbandonato del tutto il mirino a pozzetto, invece presente nella primissima produzione .
Il design era effettivamente assai diverso: spigolosa l'Exakta, morbida ed arrotondata l'Alpa; diversi i materiali, la pressofusione in alluminio fu un brevetto introdotto dalla casa svizzera per alleggerire il corpo macchina. Entrambe le fotocamere erano costruite senza compromessi, in un'epoca in cui non esisteva la cultura oggi dominante dell'usa e getta, l'Alpa in particolare utilizzava cuscinetti a sfera ed una costruzione meccanica di altissimo profilo, infatti venivano utilizzati componenti montati su rubini proprio come nelle migliori marche di orologi svizzeri. La pi marcata differenza, tuttavia, consta nella produzione delle due ditte prese in esame: la Ihagee produsse realmente fotocamere in grandi numeri, a parte poche varianti. L'Alpa, invece, conserv sempre la flessibilit di una piccola azienda artigianale, ed il numero complessivo di tutte le fotocamere prodotte inferiore, per esempio, al solo modello IIIc della Leica. L'aspetto esterno della fabbrica era quello di grosso schalet svizzero, fabbric le sue fotocamere in numerose partite piccolissime con varianti pi o meno significative, nel colore o nel tipo di rivestimento, dotate o meno d'esposimetro, a formato intero o 18x24, produsse modelli estremamente di nicchia: fotocamere tipo Leicapost, per microfilmatura, da utilizzo in sala operatoria, per autovelox, per photofinish sportivo, per utilizzo grafico etc, etc, rendendo cos estremamente appetibile la sua variegata gamma da parte di un collezionismo raffinato sempre alla ricerca di fotocamere uniche ed a bassa 'tiratura'. Concluderei dicendo che lo spirito di queste mie riflessioni pi provocatorio che altro, se il lettore avr pazientemente completato la lettura di queste mie superficiali riflessioni, forse avr maturato il desiderio di conoscere meglio la storia di queste due mitiche firme della fotografia, e potr quindi dire che il mio modesto sforzo non perci stato vano.




Fotocamere innovative, ricerca di Massimo Bertacchi
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